L’uomo e il senso di responsabilità, la ricerca e l’etica, lo
scienziato e il potere: si sviluppa fra questi cardini – di assoluta
attualità – Vita di Galileo,
una delle opere più importanti e profonde di Bertolt Brecht, ma anche
una fra le più ambigue e avvincenti. Composto fra il 1938 e il 1943, il
dramma fu rielaborato in almeno tre distinte riprese, e costituì sempre
un culmine nella produzione brechtiana: una sorta di “testamento
spirituale” sia sul piano del lavoro teatrale, che su quello del
contenuto morale, per il grande autore di Augusta; un capolavoro nei
cui inquietanti chiaroscuri e nelle cui evoluzioni ci sembra di poter
intuire le vie per comprendere veramente il XX secolo ed i suoi
conflitti, ove sono radicate le ombre del nostro presente…
Sarebbero sufficienti queste prime scarne riflessioni a motivare un
nuovo allestimento di Vita di Galileo, ma il testo è ricchissimo di
ulteriori induzioni che si rivolgono con forza ancor più dirompente
all’uomo contemporaneo, dibattuto più che mai nella scelta fra
reificazione e intimi valori, fra anelito al potere e responsabilità,
fra conformismo e isolamento.
Temi di profondo coinvolgimento su cui il Teatro Stabile del
Friuli-Venezia Giulia assieme al Teatro de gli Incamminati intende
puntare, nella realizzazione della nuova messinscena dell’opera,
affidata al suggestivo ed essenziale linguaggio registico di Antonio
Calenda e – per il ruolo del titolo – al vigoroso talento e all’intensa
espressività di uno dei maggiori protagonisti della scena nazionale,
Franco Branciaroli.
«Per comprendere a fondo il senso e le peculiarità di questo testo –
sostiene il regista – è necessario risalire alle grandi motivazioni per
cui fu creato, alle riflessioni e agli eventi che spinsero Brecht ad
elaborarlo in certe direzioni… Impossibile non correlare l’ultima
definitiva versione di Vita di Galileo
(in cui l’autore condanna l’abiura del protagonista) con
l’atteggiamento di certi scienziati a lui coevi, che proprio in quegli
anni si erano resi indirettamente colpevoli del disastro di Hiroshima,
mettendo a disposizione di uomini comuni e della politica di potenza i
loro studi sulla scissione dell’atomo. Impossibile non ricordare le
osservazioni di Brecht sulla scelta di Robert Oppenheimer e di quei
fisici che pur di non cedere alle richieste di un governo dedito alla
guerra rinunciarono a incarichi di prestigio certi che “Scoprire
qualcosa fosse diventato un’ignominia”».
Argomenti che già nel 1963 sollecitarono il genio di Giorgio Strehler e
lo indussero a creare uno spettacolo profondamente significativo e sui
quali, attualmente, appare ancora più urgente e opportuna una
riflessione.
Brecht ci ha donato un testo presago, turbato dall’intuizione dei
disastri che l’uso distorto della scienza avrebbe procurato
all’umanità: oggi siamo noi quell’umanità. È nostro il mondo che trema
davanti alla pervicacia dell’Iran nell’uso indiscriminato del nucleare,
nostro l’incubo della clonazione, nostre le nazioni che – per seguire
la logica dell’interesse e del consumo proprie del capitalismo –
rischiano la distruzione del pianeta, disattendendo al protocollo di
Kioto…
«La scienza e la necessità di rigenerarla secondo un’etica che le offra
motivazioni assolute – anticipa ancora Calenda – saranno dunque i temi
nodali della nostra lettura, che – rispetto al passato – non svilupperà
invece il profilo della critica alla Chiesa: una scelta che apparirebbe
anacronistica alla luce del famoso “perdono per Galileo e per le
vittime della Santa Inquisizione” chiesto da Papa Wojtila, come pure
delle osservazioni dello stesso Brecht, che nelle ultime note
suggerisce – per non limitare le potenzialità e il senso del testo – di
riconoscere alla Chiesa semplicemente il ruolo di rappresentante
dell’“autorità”».
Vita di Galileo percorre la
parabola del grande scienziato pisano dal tempo dell’insegnamento a
Padova agli ultimi anni vissuti forzatamente in “ritiro” a Firenze,
sotto la severa sorveglianza della Santa Inquisizione: un’esistenza
densa di entusiasmi, affermazioni, sconfitte, intuizioni… La
rivelazione più clamorosa riguarda il Modello Copernicano: non è
Galileo ad intuirlo per primo, ma per primo riesce a dimostrarlo
scientificamente, grazie proprio all’uso di quel telescopio di cui si
era impropriamente attribuito l’invenzione. Le conseguenze di tale
dimostrazione sono dirompenti: la Chiesa non è disposta ad abbandonare
la teoria tolemaica del geocentrismo, l’Inquisizione processa Galileo e
gli pone una scelta fra le più laceranti. Restare fedele a sé stesso,
agli allievi, accondiscendere fino in fondo al demone della scienza e
ad essa sacrificare la vita, oppure salvarsi, abiurando le teorie
rivoluzionarie? Lo scienziato decide per la salvezza. E se nella prima
edizione del dramma Brecht sembra scorgere in ciò il tentativo di
continuare segretamente a servire la scienza e la ricerca, nelle
rielaborazioni successive di Vita di Galileo appare invece sempre più determinato a condannare la codardia con cui il protagonista sottomette la scienza alla politica.
«Non credo che la scienza possa proporsi altro scopo che quello di
alleviare la fatica dell’esistenza umana – scrive infatti l’autore
nelle sue note all’opera – se gli uomini di scienza non reagiscono
all’intimidazione dei potenti egoisti e si limitano ad accumulare
sapere per sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre ed ogni
nuova macchina non sarà che fonte di nuove tribolazioni per l’uomo. Un
uomo che contravviene a questi principi, che rifiuta la responsabilità
delle sue ricerche o addirittura le ritratta abiurando, non può essere
tollerato nei ranghi della scienza».
È quindi assolutamente distaccato e critico il ritratto che Brecht ci
offre del suo protagonista: un genio assoluto ma anche un uomo fragile,
capace di cedere all’istinto, di lasciare da parte quell’adamatina
razionalità che lo rende grande… Un ritratto dissonante e coraggioso
anche rispetto a quanto la storia e la leggenda ci tramandano su
Galileo.
Con la guida esperta e sensibile di Antonio Calenda, Franco Branciaroli
ha già affrontato con successo il mistero di un grande eroe negativo:
lo shakespeariano Riccardo III.
Si prospetta ricco di complessità e sortilegi anche il percorso che sul
piano psicologico e interpretativo Calenda suggerirà all’attore per
questo Galileo: un eroe moderno, negativo, ma a cui – questa l’ultima
speranza che Brecht offre al suo e al nostro futuro – rimane sempre la
chances di agire positivamente.
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TOUR ITALIANO
Pavia – Teatro Frascini
Dal 16 al 18 marzo 2007
Roma – Teatro Argentina
Dal 20 marzo al 1° aprile 2007
Cesena – Teatro Bonci
Dal 2 al 5 aprile 2007
Udine – Teatro Nuovo Giovanni da Udine
Dall’11 al 14 aprile 2007
Belluno – Teatro Comunale
Il 15 aprile 2007
Valenza Po – Teatro Sociale
Il 16 aprile 2007
Trento – Teatro Comunale
Dal 18 al 22 aprile 2007
Piacenza – Teatro Municipale
Dal 23 al 24 aprile 2007
Bolzano – Teatro Comunale
Dal 26 al 29 aprile 2007
Gallarate – Teatro Condominio
Dal 2 al 3 maggio 2007
Bergamo – Teatro Donizzetti
Dal 4 al 13 maggio 2007
Locarno – Teatro Kursaal
Dal 14 al 15 maggio 2007
Jesi – Teatro Pergolesi
Dal 17 al 18 maggio 2007
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